Astronomia
L'astronomia è la scienza il cui oggetto è l'osservazione e la spiegazione degli eventi celesti. Studia le origini e l'evoluzione, le proprietà fisiche, chimiche e temporali degli oggetti che formano l'universo e che possono essere osservati sulla sfera celeste..
Storia
La storia è la disciplina che si occupa dello studio del passato tramite l'uso di fonti. Più precisamente è la ricerca e la narrazione di eventi nel passato di importanza per la specie umana,compreso lo studio degli eventi nel corso del tempo e la loro relazione con l'umanità.
Messaggi Subliminali
Messaggio subliminale si riferisce ad un'informazione che il cervello di una persona assimilerebbe a livello inconscio.Può essere attraverso scritte, suoni o immagini che trattano un qualsiasi argomento.
Tecnologia
La tecnologia è l'ambito multidisciplinare di ricerca e sviluppo di soluzioni, legate soprattutto ai processi produttivi.Il termine deriva dal greco "tekhnologhia", letteralmente "discorso sull'arte", dove con arte si intende il saper fare, la tecnica.
Misteri
Si definisce mistero (dal latino «mysterium», dal greco «mysterion»: cosa da tacere) un evento arcano, di cui non si deve parlare pubblicamente, perché riservata agli iniziati.Spesso associato alla pseudoscienza, il paranormale, ecc...
Alieni
Extraterrestre è un aggettivo che indica qualsiasi oggetto di provenienza esterna al pianeta Terra. Può essere riferito a del materiale come ad esempio i meteoriti o a forme di vita estranee alla Terra.
U.F.O.
UFO è l'acronimo inglese per Unidentified Flying Object, ovvero oggetto volante non identificato è il termine con cui si indica ogni fenomeno aereo le cui cause non possono essere individuate facilmente o immediatamente da un osservatore.
mercoledì 31 dicembre 2008
MESSAGGI SUBBLIMINALI NEI PUFFI
PER ESSERE SINCERO IL VIDEO PER LA PRIMA VOLTA L'HO VISTO SU PIGRECO
martedì 23 dicembre 2008
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LA COSTRUZIONE DELLO SPAZIO PORTO COMMERCIALE

L'autorità spazioportuale del New Mexico (NMSA) ha annunciato che la compagnia Gerald Martin Construction Management di Albuquerque è stata scelta per la costruzione dello Spaceport America. I lavori dovrebbero cominciare il prossimo Marzo 2009 (al più tardi in Aprile), e terminare entro il 2010.Il costo stimato per la realizzazione dello spazioporto è di circa 198 milioni di dollari. Lo scorso aprile i cittadini della contea Sierra avevano votato a favore per una tassa da usare per finanziare (in parte) la ormai imminente costruzione dello spazioporto. Le previsioni e le speranze della contea sono che lo sviluppo del nuovo business spaziale porti nuovi posti di lavoro e nuovo benessere per la comunità.E secondo uno studio sarebbero circa 3500 i nuovi posti di lavoro che nasceranno da qui al 2020 proprio per via di Spaceport America.
I MISTERI DI LEONARDO E DELL'ULTIMA CENA
MISTERI E FORZA KI
venerdì 19 dicembre 2008
ENIGMI STORICI
In Es 19, 16 leggiamo: "e appunto al terzo giorno, all'alba, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sopra il monte, e un suono fortissimo di tromba..."E più avanti, ai versetti 18-19: "Ora il monte Sinai fumava tutto, perché lahvé .era sceso su di esso nel fuoco, e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava fortemente. Il suono della tromba diventava sempre più grande: Mosè parlava, e lahvé gli rispondeva con dei tuoni."È esattamente lo stesso linguaggio di Plinio: i due autori stanno forse parlando dello stesso genere di cose?Per quanto riguarda poi quello che dice Plinio nel capitolo 56, a proposito di strani fulmini che distruggevano sistematicamente ed esclusivamente le fortificazioni militari, leggiamo in Gios 6, 20 a proposito della distruzione di Gerico: "Ed avvenne che, come il popolo ebbe udito il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città furono distrutte."Fu uno dei "fulmini" descritti da Plinio a distruggere le mura di Gerico?Su un arazzo indiano tessuto in memoria del 24° "Gina" (Maestro di vita), Mahavira, vissuto nel VI secolo a.C., l'artista ha raffigurato la processione giainista in onore del Maestro mentre nel cielo sullo sfondo ha disegnato, a scopo celebrativo, alcune navicelle sospese in aria. Questo particolare richiama immediatamente uno dei grandi poemi dell'India, il "Mahâbhârata", che è il più grande poema - lirico, epico e sapienziale - di tutta la storia dell'umanità. Nel III libro di quest'opera, il "Vanaparva" (Libro della foresta), il re Sâlva "Salì su per il cielo con la sua nave Saubha che può andare ovunque" (15, 15). La descrizione di questa nave è esattamente ciò a cui si è ispirato l'artista nel disegnare le sue navicelle nell'arazzo: "frutto di magia era la nave di Sâlva, decorata d'oro, munita d'asta, di stendardo, di carena e di lanciamissili" (18, 12). Si deve notare il fatto che anche nell'antico Egitto il geroglifico che indicava la divinità, o la presenza del dio, era appunto un'asta con uno stendardo in cima, e questa è sicuramente un'analogia alquanto singolare. Intanto Salva dalla sua nave poteva lanciare ... "missili che risplendevano come fuoco sfavillante" (18, 15), e nell'infuriare della battaglia celeste, a un certo punto ... "il cielo sembrò contenere cento soli, o gran re, e cento lune, e miriadi di stelle" (21, 36), mentre ... "su nel cielo si fece un grande fragore" (22, 3). Non sono forse questi gli stessi fenomeni che Plinio dice che erano stati visti in cielo, sulle campagne di Mantova e in provincia di Todi? Eppure qui siamo nella valle dell'lndo, alcune centinaia d'anni prima di Cristo.Ancora nel VI libro del "Mahâbhârata", il "Bhismaparavan" (Libro di Bhisma), vengono descritte, nel canto 114, straordinarie armi divine con queste parole: "aveva come raggi missili fiammeggianti; col vento che veniva prodotto dalle sue armi, col tuono generato dal fragore del suo veicolo, con le fiamme che uscivano dalle grandi armi ... Bhisma era per i nemici simile al fuoco della fine di un'era cosmica. Piombato in mezzo ad una schiera di carri, ne uscì poco dopo ... assalì con impeto il centro dell'esercito Panduide ... con sei velocissimi missili dal tremendo fragore, che assomigliavano al sole e frantumavano ogni difesa avversaria."Ed ancora nel canto 102 leggiamo che: "udendo il rumore che emetteva la sua arma da lancio, simile al tuono del fulmine, tutti le creature si rannicchiavano (sta parlando d'un mortaio?). Quattordicimila Cedi, Kaci e Karusha, tutti combattenti col carro, famosi, di nobili famiglie, pronti a morire, decisi a non tornare indietro, ognuno col suo vessillo decorato d'oro, assalendo Bhisma svanirono nella battaglia come nella Morte che li attendeva con la bocca spalancata, diretti all'altro mondo con tutti i loro carri, cavalli ed elefanti. Ed allora vedemmo ovunque, o re, carri con gli assi ed i finimenti spezzati, con le ruote frantumate a centinaia e migliaia. Di carri rotti con tutte le loro corazze, di guerrieri schizzati via dai carri, di frecce e corazze infrante, di asce, clave, mazze, scimitarre, pezzi di carro, faretre, pezzi di ruote, balestre, spade, braccia, teste con addosso ancora gli orecchini, guanti di protezione delle dita, vessilli abbattuti ed archi spezzati, di tutto questo era sparpagliata a distesa la terra."Non si porrebbero descrivere meglio, o diversamente, le conseguenze d'un bombardamento a tappeto, la vista di cose e persone dilaniate in un attimo da un'immane esplosione. Bhisma aveva distrutto da solo, e in pochi istanti, quattordicimila carristi "con tutti i loro carri, cavalli ed elefanti". Forse qualcuno potrebbe pensare che l'autore di questi versi era una specie di Nostradamus indiano e che il racconto è frutto d'una visione profetica. Questo è ben difficile che sia possibile, anche perché racconti analoghi li troviamo un po' in ogni parte del mondo.Ad esempio tra gli antichi racconti dei popoli precolombiani, ritroviamo nella mitologia Dakota la descrizione di titanici combattimenti tra gli Uccelli del Tuono e grandi "animali divini" di terra chiamati Unktehi, dalla cui "coda" e dalle cui "corna" uscivano lampi di fuoco accompagnati da tuoni. Le battaglie tra questi "animali divini" si concludevano sempre con gravi perdite da entrambe le parti.Stranamente, presso i popoli antichi di tutto il mondo, veniva usata la stessa parola, "animale", per indicare macchine belliche o velivoli da trasporto talmente avanzati tecnologicamente da apparire, in quei tempi, manifestazioni soprannaturali. Anche nella Bibbia il profeta Ezechiele usa ripetutamente la parola "animale" (Ez: 1, 5; 2, 13; 10, 15; 10, 20, per citare solo alcuni passi) per indicare l'apparecchio misterioso che vede a Babilonia, sulle rive del canale Kebar, e che lo prende a bordo per portarlo qualche chilometro più in là, a TeI Abib nella Bassa Caldea, dove il profeta risiedeva. Un anno dopo Ezechiele verrà trasferito in volo addirittura fino a Gerusalemme. Egli cerca di descrivere, nel modo migliore che gli riesce possibile, ciò che vede. Sembra che stia parlando di elicotteri. Infatti dice che "essi sfavillavano come un globo di rame terso" (Ez 1, 7), mentre "le loro ali erano unite l'una all'altra" [cioè le pale del rotore unite al centro] (1, 9). "Sopra le teste degli animali" [i caschi dei piloti] "c'era come una volta celeste con lo splendore del cristallo" [la cupola della cabina di pilotaggio] (1, 22). "Quando si muovevano io udivo il rumore delle loro ali simile al rumore di acque impetuose ... quando si fermavano le ali si abbassavano" (1, 24). "C'era un rumore sopra la cupola che era sopra le loro teste" (1, 25). Si tratta delle turbine che alimentano il moto delle pale, come è lo stesso Ezechiele a spiegare: "udii che le ruote venivano chiamate 'turbine'" (10, 13). Il profeta viene costretto a salire a bordo di uno di questi elicotteri: "Lo spirito mi sollevò e io udii dietro di me un grande frastuono mentre la gloria di lahvé si sollevava" (3, 12). "C'era il rumore delle ali degli animali che battevano l'una sull'altra [le pale del rotore], il fragore delle ruote [le turbine], e il rumore d'un gran frastuono" (3, 13).Chi è salito su un elicottero, sa bene di cosa parla Ezechiele. In altri punti la sua descrizione è identica a quella che troviamo in alcuni passi dei "Testi delle Piramidi" dove, nel capitolo dedicato al "trono celeste", leggiamo che il faraone "sale in cielo sul suo trono di metallo" (cfr. Ez 1, 26). Questo "trono" è decorato con facce di leone (Ez 1, 10), mentre i suoi piedi sono simili agli zoccoli d'un bue (Ez 1, 7). Ezechiele ha copiato alla lettera dai "Testi delle Piramidi", o tutti e due stanno descrivendo lo stesso oggetto?Certo non è soltanto questo profeta a parlare di strani velivoli nella Bibbia. Ecco cosa dice David nel secondo libro di Samuele, dopo il suo insediamento in Gerusalemme, quando ricorda l'intervento "divino" in sua difesa durante le guerre contro i Filistei:"Il fumo usciva dalle sue narici;dalla sua bocca uscì un fuoco distruttorementre braci ardenti schizzavano fuori da essa....una nube caliginosa sorreggeva i suoi piedi.Salì sopra un cherubino e volò;egli si spostò spinto da un ventomentre si formava una nube oscura tutto intorno;lo circondavano come un abitacoloin un fragore d'acque e densissime nubi.Dallo splendore che emanava tra le nubischizzavano pietre incandescenti.Il Signore tuonava dal cielo,l'Altissimo produceva il suo suono.Scagliò i suoi bolidi e disperse i nemici,vibrò le sue folgori e li mise in fuga." (2 Sa 22, 9-15).Un servizio analogo l'aveva ricevuto trecento anni prima il faraone Ramosis II a Kadesh, sulle rive del fiume Oronte a nord del Libano, quando anche lui, come David, si trovò circondato dai nemici e in situazione d'estremo pericolo. Nel resoconto di quella battaglia, scritto sulle pareti dei templi di Karnak, Luxor e Abido nonché su papiri come il Sallier III, leggiamo:"Uadjt abbatteva per me i miei avversari, il suo vento infuocato da braci ardenti era di fronte ai miei nemici ... questi raggi bruciavano le membra dei ribelli, e ognuno di loro gridava all'altro: 'attenti!'. La grande Sekhmet lo guidava ... chiunque provava ad avvicinarsi al re il raggio ardente come fuoco ne bruciava le membra, mentre altri in lontananza volavano via dal terreno, (ed altri si piegavano) con le loro mani alla mia presenza ... essi erano a mucchi davanti al mio cavallo, erano stesi a mucchi nel loro sangue."Anche Ramosis Il, come David, parla di "braci ardenti"; l'uno parla di un "raggio ardente", l'altro di "folgori", ma nel resoconto di Ramosis c'è un elemento nuovo: i nemici che "volavano via dal terreno", come sospinti da un'esplosione. Ci sono persone per le quali non si tratta altro che di retoriche e allucinate iperboli. Per loro infatti la parola "uadjt" significa non la divinità chiamata appunto "Cobra", ma l'ureo fissato sulla corona posta sulla fronte del re, da cui sarebbero "poeticamente" usciti quei raggi mortali che avrebbero fulminato migliaia di nemici. Questa sì che è vera... fantasia anche se, ad alimentarla, ci si mette di certo la tradizionale ambiguità dei testi egiziani! È comunque una singolare coincidenza il fatto che, ancora oggi, gli elicotteri d'assalto dell'aviazione israeliana si chiamino curiosamente "Cobra"...In un papiro d'epoca tolemaica (copia d'un papiro più antico d'epoca ramesside) chiamato "Setne II" e custodito al British Museum con la sigla D.C. IV; si narrano alcune vicende legate al figlio di Ramosis Il Khaemuaset, chiamato anche "Setem", cioè Sommo Sacerdote (di Ptah). Il teatro dell'azione è naturalmente Menfi, dove Khaemuaset viveva e svolgeva le sue funzioni religiose. Nel racconto il principe ha un figlio, Sausir, che è in realtà l'incarnazione d'un potentissimo mago vissuto in Egitto 150 anni prima, quando regnava Thotmosis III, ed il cui nome era Horus sapaenshu. Questo mago è ritornato sulla terra e si è incarnato nel piccolo Sausir (un Harry Porter dell'epoca!) perché proprio allora sarebbe ritornato anche un altro mago, nemico dell'Egitto, che era stato confinato fuori dal mondo proprio per il periodo di 150 anni. Quando il mago malvagio in effetti si presenta a corte per compiere la sua vendetta, Sausir-Horo sapaenshu è l'unico che può fronteggiarlo e neutralizzarlo. Egli racconta al faraone, in presenza della corte, cosa successe quando era re Thoutmosis III, ed ogni parola del suo racconto è contenuta nel papiro che il mago malvagio ha portato con sé dall'Etiopia. Costui, in quel tempo, aveva costruito con una "cera magica" un veicolo sorretto da quattro non meglio identificati "sostentatori". Poi, soffiando su questa costruzione, le diede vita. Questo veicolo fu allora in grado di recarsi durante la notte in Egitto e, aspettando la cattura nel sonno del faraone, portarlo in Etiopia, aspettare che venisse bastonato dagli etiopi e riportarlo di nuovo nel suo palazzo, il tutto in sei ore. Horo sapaenshu non sa come fronteggiare questa situazione, così si addormenta nel tempio di Thot. Il dio gli si presenta in sogno e gli rivela un nascondiglio segreto dove sono custodite le istruzioni che consentiranno anche a lui di poter costruire un "carro magico". Horo sapaenshu fa come gli ha detto il dio e dopo un po' "Le magie di Horo sapaenshu correvano in mezzo alle nuvole del cielo e non perdevano tempo a muoversi nella notte (andando) verso il paese degli Etiopi. (Arrivati lì) s'impadronirono del re (degli etiopi, n.d.a.) e lo portarono in Egitto ... poi lo riportarono a Saba (Meroe) il tutto in sei ore." Il re degli etiopi, spaventato, dice allora al suo mago: "per Amen, il potente di Saba, mio dio, se capiterà che tu non sappia salvarmi dal carro magico degli egiziani, ti farò fare una brutta morte tra i tormenti." Così il mago etiope va in Egitto e, di fronte al faraone Thotmosis III, inizia una gara di magia con Horo sapaenshu. Ad un certo punto l'etiope "sospese una grande lastra di pietra che misurava duecento cubiti di lunghezza e cinquanta di larghezza (80 mt x 20 mt) sopra il faraone e i suoi nobili." Al che Horo riesce a far scivolare l'immane macigno su di una chiatta ormeggiata sulla riva del fiume, liberando il faraone. Dopo altre schermaglie, la storia si conclude con l'immancabile vittoria del Bene sul Male. Il problema che abbiamo noi, di fronte a questo racconto, è quello di capire se la fiabesca fantasiosità della trama si poggia, e fino a che punto, su basi di realtà. Abbiamo visto che, nel papiro Tulli, Thoutmosis III dà ordine di andare a consultare "tutto quello che è scritto nei rotoli di papiro della Casa di Vita". È legittimo presumere che l'ordine riguardasse la consultazione non su come coltivare l'aglio e le cipolle, ma su quante e quali analogie potessero avere i fenomeni celesti di quei giorni con altri eventi o fatti di cui il re era già a conoscenza e che lui sapeva essere annotati negli Archivi di Stato. Ricevuti tutti i documenti, Thoutmosis III si mette a riflettere su di essi cercando di capire, paragonando i dischi volanti di quei giorni ad altri casi evidentemente già documentati o al movimento, e la prevista presenza, di altri apparecchi di cui lui conosceva il comportamento.Un altro riscontro è il seguente. Tra i monti del Libano, ad un'altezza di 1200 metri sul livello del mare, si eleva una collina, chiamata Baalbek, sulla quale è stato edificato uno dei complessi templari più incredibili di tutta l'antichità. Quando vi arrivarono i greci lo dedicarono a Giove e come tale ancora oggi viene identificato. Le basi del complesso edilizio, tuttavia, hanno chiare origini megalitiche. Tra esse si trovano tre monoliti che non hanno eguali in nessun'altra parte del mondo, neanche tra le fortezze Inca in Perù o il complesso di Giza in Egitto. Si tratta di tre parallelepipedi ciascuno lungo quasi 20 metri e largo 4, ciascuno del peso di 1000 (mille!) tonnellate. È già incomprensibile come siano stati elevati a sei metri d'altezza dal terreno e posti su altri blocchi, perfettamente squadrati e aderenti tra loro. Ma la cosa ancor più inimmaginabile è come questi monoliti possano essere stati portati lassù, su una collina, a 1200 metri d'altezza! Da alcuni anni la NASA ha iniziato lo studio e la progettazione di apparecchiature che, producendo particolari onde sonore, sarebbero in grado di sollevare oggetti anche particolarmente pesanti (levitazione acustica). Sarebbe questo il sistema usato a Baalbek e nel racconto di Setne Il?Il papiro "Setne Il" è un racconto celebrativo della grandezza egiziana, in cui si trovano elementi chiaramente fantastici. Tuttavia non si tratta d'una fiaba, dal momento che molti elementi sono del tutto reali. Reali sono, infatti, i faraoni Thoutmosis III e Ramosis Il; è realmente esistito il figlio di Ramosis II che si chiamava Khaemuaset; è vero che questo principe occupava la carica di sacerdote supremo di Ptah e che risiedeva a Menfi. Il conflitto tra Thoutmosis III e i nubiani è assolutamente vero, com'è testimoniato negli "Annali" di questo re. A questo punto c'è da chiedersi: saranno veri anche i riferimenti al "carro magico" ed al monolite sospeso per aria? Per quanto riguarda il "carro magico", il papiro Tulli non è l'unico riscontro noto e possibile con cui stabilire un collegamento. Ce ne sono anche altri: il più noto è il testo letterario del "Libro dei morti" degli antichi egizi.Tra i papiri che riportano le varie versioni ve n'è uno, custodito al British Museum, noto come "papiro di Ani", la cui versione è tra le più diffuse. Ani, da vivo, era governatore dei magazzini di Abydos e responsabile delle offerte, nonché scriba dei redditi (amministratore) dei signori di Tebe. È vero che questo testo rituale veniva ricopiato, per ogni singolo committente, da una base di formule uguali per tutti, ma è anche vero che ci sono personalizzazioni e modifiche che variano da persona a persona. Chissà. se Ani, nella sua vita, fu anche qualcosa d'altro, oltre quello che raccontano i suoi titoli ufficiali. Nel capitolo CXXXlII egli, ormai morto, come in un testamento spirituale prende un solenne, pur se rituale, impegno: "non dirà l'Osiride Ani giustificato (cioè da morto) ciò che ha visto, né ripeterà da Osiride (ciò che ha sentito) nella dimora segreta." E meno male che ha preso questo impegno, dal momento che in altri capitoli lui fa confessioni che ci lasciano sconvolti! Chissà, se non avesse preso questo impegno a stare zitto, quali altre cose ci avrebbe mai raccontato.Ecco cosa dice, infatti, nel capitolo LXXVII: "io volo via e poi atterro (stando) dentro il falco; il suo dorso misura sette cubiti (3,7 metri), le sue due ali sono come di feldspato verde. lo esco dalla nave-sektet, il mio cuore va sulla montagna orientale" (il Sinai? Oppure la montagna sacra dello Wadi Hammamat?).Capitolo LXXVIII: "io ti do il nemes di Ruty, il mio, affinché tu possa andare e tornare per la strada celeste. Gli dei del Duat, che sono all'estremità del cielo, ti vedranno, ti rispetteranno, s'impegneranno davanti alle loro porte per te, lahwed sarà con loro. Essi si sono dati da fare per me, gli dei padroni dei confini (del mondo), coloro che sono legati alla dimora dell'unico Signore. lo infatti in alto (ero) presso lui che galleggiava: dopodiché egli prende il mio nemes, come aveva detto Ruty. lahwed apre per me un passaggio. lo sono in alto, Rury aveva preso il nemes per me, l'aveva messo sulla mia testa, aveva allacciato per me il mio corpo nel suo schienale, per la sua grande potenza io non posso cadere nel vuoto ... io ho visto le sante cose segrete, io sono stato addestrato nelle operazioni nascoste, io ho visto ciò che c'è in quel luogo, il mio pensiero è nella maestà del signore dell'aria. ... io sono come Horo tra i suoi illuminati ... ho attraversato le regioni più lontane del cielo. ... 'Un bel viaggio!' mi hanno detto le divinità del Duat." Questo capitolo è semplicemente sconcertante. Gli egittologi dicono che si tratta d'una descrizione immaginaria del viaggio del morto nell'aldilà. Solo che c'è un piccolo, tremendo, particolare: il passo in cui Ani dice "io infatti in alto (ero) presso lui che galleggiava", parole che non possono essere nient'altro che la descrizione della mancanza di gravità. Gli egittologi preferiscono "tradurre" questo passo in modo delirante piuttosto che guardare le cose come stanno. Uno di loro traduce: "salute a colui che è esaltato che è sul suo ornamento". L'insensatezza e la gratuità di frasi simili è ancor più chiara se andiamo a guardare la traslitterazione del testo originale. Quella relativa al passo in questione è la seguente [tra le virgolette la traslitterazione, in parentesi tonda la traduzione letterale per ogni singola parola]: "ì" (io) "ìn" (infatti) "q3" (in alto) "hr" (presso) "÷b3" (galleggiava) "f" (lui). È impossibile equivocare, eppure c'è gente che lo fa. È ovvio che nessun abitante della terra, 3500 anni fa, poteva immaginare viaggi nello spazio extraterrestre, e men che meno l'esistenza della mancanza di gravità: in che modo allora Ani, o qualcun altro prima di lui, avrebbe potuto sapere una cosa simile? È davvero mai possibile che ci sia stato proprio qualcuno, a quell'epoca, fuori dall'atmosfera terrestre?Se vogliamo credere alle parole di quel testo, ecco cosa dice ancora il capitolo CLXXV: "cos'è questo? lo vi ho viaggiato e, inoltre, non c'è acqua, non c'è aria, non c'è vento, è buio, oscuro, senza limiti, senza confini." Potremmo noi descrivere lo spazio extraterrestre con altre parole? Per contro, queste parole potrebbero essere state usate per descrivere una qualche esperienza sulla terra, oppure un modo degli antichi egizi d'immaginare l'aldilà? Assolutamente nessuna di queste due cose: l'assenza d'aria non è un'esperienza che si può fare sulla terra, tranne che sott'acqua. Immaginare poi l'aldilà come un luogo senz'acqua, né aria, né vento sappiamo che era del tutto impossibile per gli antichi egizi, che collocavano nell'aldilà i "campi di Ialu", campi eterni nei quali i faraoni coltivavano le messi, serviti da una schiera di "ushabti". Ani dunque non parla solo di galleggiamento "in alto", ma anche di assenza d'aria ed acqua: se un indizio è poco, due sono troppi. Ani non sta parlando del viaggio del morto nell'aldilà, ma d'un (suo?) viaggio reale, in vita, al di fuori dell'atmosfera terrestre, della fase preparatoria di questo viaggio e delle operazioni di attracco e trasferimento nello spazio. C'è anche un misterioso dio, Iahwed (chi sarà?), che dopo aver aiutato Ani ad entrare nella stazione spaziale, lo aiuta anche a togliersi il casco. Per inciso, il nome in geroglifico di questo dio, con la sola mancanza della "d" finale, lo ritroviamo nel tempio di Amenhotp III a Soleb, nell'attuale Sudan. Nella sala ipostila, alla base delle colonne, quando vengono elencati i nomi delle tribù sottomesse, a un certo punto leggiamo: "beduini shasu di Yahwe". Ma tornando a quello che dice il "Libro dei morti", Ani parla anche del suo ritorno sulla terra, quando sbarca ed esce dal recinto dell'astroporto. Ecco cosa dice al capitolo LXXXVI: "io ho passato un giorno nella base isolata dove c'è l'avvampamento (una base di decollo e atterraggio?), vi ero andato in missione, ne ritorno per rendere conto, aprimi affinché possa dire ciò che ho visto. Horo è il comandante della nave divina, ... io vi sono entrato stimato ed esco ingrandito attraverso la porta del Signore dell'Universo." L'autore originario di questo passo, chiunque sia stato, sembra voler mettere all'incasso il suo eccezionale viaggio, per intascare delle molto terrene credenziali politiche! È molto probabile che le sue pretese abbiano dato fastidio a qualche potente terrestre, ma questo non lo sappiamo, come non sappiamo di cosa sia morto.Ani dunque come Ezechiele? È impossibile dirlo con certezza perché il "Libro dei morti", oltre ad essere un racconto letterario, è anche un racconto ritualizzato (o meglio teatralizzato) di eventi molto più antichi, per cui Ani ripeteva a pappagallo cose di cui avrebbe anche potuto ignorare il vero significato. Ad esempio il testo del capitolo 175, com'è noto, è molto antico e lo ritroviamo in epoche precedenti a quella di Ani, come il periodo eracleopolitano, cosicché questo brano risulta essere, come tutti gli altri, una ripetizione cerimoniale. Tuttavia, a proposito del viaggio del Falco Divino, Rundle Clark, nel suo "Myth and Symbol in Ancient Egypt" (Londra 1959), sostiene che, per quanto riguarda questa parte del racconto mitico, si tratta di "una creazione letteraria indipendente, che aveva reciso i legami col rito" (i personaggi divini, ad esempio, sono completamente privi di ogni sacralità). Ci troviamo di fronte dunque ad alcune "anomale" interpolazioni che, in qualunque epoca siano state compiute, rafforzano l'enigma riguardo al fatto che questi viaggi nello spazio qualcuno possa averli davvero compiuti. La datazione dei personaggi e degli eventi esclude che questi viaggi possa averli compiuti anche Ani? Dobbiamo osservare che il fiorire di tutta questa letteratura coincide, dal punto di vista storico e cronologico, con periodi in cui sono redatti, da scribi dell'esercito, documenti di Stato che attestano drammatici "incontri ravvicinati del terzo tipo" con macchine volanti, inconcepibili per quell'epoca. Questi documenti non solo esistono e sono reali, ma sono anche, contrariamente a quanto è avvenuto per il papiro Tulli, correttamente e ufficialmente catalogati nel "corpus" dei testi storici. Ne riparleremo presto, fornendo tutta la corretta documentazione a riguardo. Di certo il "caso" del Papiro Tulli è soltanto la punta di un iceberg. La parte ancora sommersa, che deve essere portata alla luce, è molto più grande di quello che finora si vede.Inoltre è noto come presso altri popoli esistano altre analoghe descrizioni. In un racconto babilonese, "Le imprese del dio Ninrag", si parla di "un carro di lapislazzuli ... terribile e spaventoso" a cui "Anu dona terribile fulgore nel cielo" e che "a causa del rimbombo e dell'immemo frastuono, rintronano per il suo movimento il cielo e la terra".Nell'"Epopea di Gilgamesh" il leggendario re di Uruk deve compiere l'impresa di distruggere un "toro disceso dal cielo". La dea Astarte, che lo ha ricevuto in dono da suo padre, il re degli dei Anu, "ora lo guida giù sulla terra. Con un soffio (un missile?) il toro celeste aprì una voragine: vi furono inghiottiti dentro cento uomini. Con un secondo soffio aprì un'altra fossa: vi furono inghiottiti dentro duecento uomini di Ururk."La suprema divinità degli Ittiti, il dio della tempesta, del tuono e del fulmine Teshub, era stranamente associato alla figura del toro. In alcune liste sacrificali ittite compare frequentemente l'indicazione di "un grande toro di ferro", oppure di "un grande toro d'argento". Questo culto era particolarmente vivo a Catal Huyuk, tra le cui rovine sono stati trovati, peraltro, dei teschi "umani" molto particolari.La quantità e la qualità di questi documenti è tale da costringerci a pensare che non si può trattare solo e sempre di fantasie, equivoci o allucinazioni. In ogni parte del mondo, nell'antichità, viene narrata e testimoniata la presenza di esseri e di oggetti "divini", circondati da attrezzature e/o fenomeni che agli indigeni terrestri d'allora apparivano come manifestazioni soprannaturali o di magia. Queste testimonianze provengono da ogni parte del globo, da culture completamente diverse tra loro e persino, in qualche caso, da grandi personalità storiche del passato. La cosa più sconcertante è che tutte queste svariate testimonianze descrivono le stesse cose con le stesse parole.
GALLERIA FOTOGRAFICA 1

I FANTASMI DEI PORTALI IN AUSTRALIA

COMBUSTIONE UMANA SPONTANEA(2°PUNTO DI VISTA)

Il racconto di alcuni dei più celebri casi di "Spontaneous Human Combustion".
Bruciare vivi. Una morte orribile. Non stiamo parlando di Medioevo, Santa inquisizione e streghe condannate al rogo, ma di un raccapricciante fenomeno che lascia perplessi medici e scienziati. Con la definizione combustione umana spontanea, conosciuta con l’abbreviazione SHC (dall’inglese Spontaneous Human Combustion), si indica il fenomeno per cui una persona brucia in modo repentino, senza apparenti cause esterne, lasciando il resto dell’ambiente pressoché inalterato. Sfortunata protagonista del primo caso documentato fu Nicole Millet, nel 1725. Il marito fu accusato di averla uccisa e di aver tentato di bruciarne il corpo nel caminetto di casa. La donna aveva fama di alcolista senza speranza e tutti erano convinti che questo fosse il movente dell’omicida, un uomo esasperato da anni di litigi che alla fine aveva perso la pazienza. Nel 1731 ecco un altro celebre caso di SHC. La Contessa Cornelia Bandi di Cesena, sessantadue anni, morì nella sua stanza. La cameriera trovò i suoi resti poco lontano dal letto, le gambe intatte, il resto ridotto in cenere, tranne una piccola porzione annerita del cranio. Sembrava proprio che l’incendio fosse partito dal centro del suo petto. Le pareti della stanza erano coperte di una sostanza grassa e i mobili di fuliggine. Nel 1763 Jonas Dupont pubblicò De Incendiis Corporis Humani Spontaneis, ricca collezione di casi di SHC, partendo dalla vicenda giudiziaria di Millet. A lui va il merito di aver intrapreso la lunga e faticosa strada della seria ric
erca e di aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica un argomento fino ad allora considerato parte del folclore popolare. In seguito altri scrittori si ispirarono ai casi di SHC per rendere le proprie opere più inquietanti, tra questi Charles Dickens. Più tardi anche il mondo dei fumetti ne sarebbe stato influenzato dando vita al personaggio La Torcia Umana dei Fantastici Quattro.Il 2 luglio 1951, a St. Petersburg, in Florida, la sessantaseienne Mary Hardy Reeser diventò tristemente famosa morendo in circostanze poco chiare. La padrona di casa era passata a farle visita. Dopo aver bussato più volte senza ricevere risposta, aveva deciso di entrare per accertarsi che Mary stesse bene. Appena varcata la soglia aveva capito che qualcosa non andava. Si era diretta in salotto e aveva visto ciò che restava della mite vecchina: un mucchio di cenere, parte del cranio e il piede sinistro, intatto. Il soffitto e le pareti erano ricoperti da una sostanza oleosa. Alcuni oggetti si erano liquefatti. Per la polizia Mary era morta a causa di un banale incidente domestico: si era addormentata con la sigaretta accesa che, una volta caduta sulla sua camicia da notte di tessuto sintetico, aveva innescato la combustione. La donna era stordita dai sonniferi che aveva preso e quindi incapace di reagire in alcun modo. Il grasso del suo corpo, l’imbottitura della poltrona e il pavimento di legno avevano fatto il resto. Uno dei medici che esaminò i resti di Mary si disse sorpreso che il forte calore che aveva incenerito la donna non avesse distrutto anche l’intero appartamento.Nel 1964 Helen Conway, un’abitante di Delaware County, Pennsylvania, si aggiunse alla lista. L’8 novembre i suoi resti furono rinvenuti nella camera da letto. Il fatto che fosse una fumatrice con la pessima abitudine di spegnere le sigarette dove capitava (la stanza era piena di piccole bruciature) portò la polizia a chiudere velocemente il caso. La nipote della donna era sicura che non si trattasse di un incidente. La ragazza era entrata nella stanza per salutare la nonna, quindi era uscita per poi tornare subito indietro, incuriosita da uno strano rumore. Riaperta la porta aveva visto la signora Conway che bruciava. Tra la sua telefonata ai pompieri e il loro intervento erano passati non meno di sei minuti e non più di venti. Troppo pochi perché potesse ridursi in cenere.
Nel 1966, a Coudersport, in Pennsylvania, il Dottor Irving Bentley, 92 anni, entrò in bagno per l’ultima volta. Il giorno dopo i suoi resti furono ritrovati accanto alla tazza del water. La zona dell’incendio era ben circoscritta, il fuoco non aveva danneggiato la tazza che si trovava a poca distanza. Un piede dell’uomo era ancora intatto.Nel 1980 a Gwent, nel Galles, John Heymer, agente della scientifica, fu chiamato a investigare su uno strano caso. La vittima si chiamava Henry Thomas, settantadue anni, e di lui erano rimasti i due piedi coperti dai calzini e un cranio parzialmente distrutto dal fuoco. Il resto era cenere. La poltrona era bruciata e il tappeto era carbonizzato solo nella parte superiore. Finestre e porte della casa avevano guarnizioni contro il freddo che in pratica sigillavano l’ambiente. Una volta consumato l’ossigeno presente, il fuoco avrebbe dovuto spegnersi. Heymer si domandava come mai il corpo avesse continuato a bruciare fino a consumarsi quasi interamente.
Le antiche teorie vedevano in stretta relazione alcol e incendio. In pratica, un ubriaco rischiava di prendere fuoco in ogni momento, evenienza non del tutto improbabile, a patto che il soggetto avesse ingerito una quantità esorbitante di alcol. Ma in quel caso sarebbe finito in coma etilico molto prima di incendiarsi. Oggi si sa che l’unica vera colpa dell’alcol è di alterare la mente: chi beve è meno attento nel ‘maneggiare’ il fuoco (accendini, sigarette ecc.) e più lento a reagire quando perde il controllo su di esso. Ecco l’unico modo in cui si possono mettere in relazione ubriachezza e fiamme.Scartato l’alcol, si pensò che tutto dipendesse dal grasso corporeo. E’ vero che molte delle vittime erano sovrappeso, ma tante altre erano magre.Fu tirata in ballo anche una forma particolarmente cruda di intervento divino per punire i peccatori. Inutile commentare. Ugualmente inaccettabili le congetture su regimi alimentari carenti in grado di spingere l’apparato digerente a ribellarsi tramite reazioni chimiche mortali. Le cellule del corpo impazziscono e attivano una reazione a catena. Possibile? I medici dicono di no: il fisico può dare delle noie, se trattato male, ma non è in grado di autodistruggersi con quelle modalità. E che dire dei vestiti? Colpa loro? Le fibre di alcuni tessuti, a contatto con la pelle, agirebbero da ‘miccia’ a specifici cocktail chimici del corpo. Se pensiamo alle scintille che sprigionano certi capi d’abbigliamento quando ce li sfiliamo (la fastidiosissima elettricità statica), non è difficile pensare che questa potrebbe essere una spiegazione plausibile. Esistono persone che invece di scaricare l’elettricità statica sarebbero in grado di trattenerla e accumularla fino a esplodere? Oppure la carica elettrica è da imputare a fulmini globulari? Questo tipo di fulmine (ancora poco conosciuto) si presenta come una massa di energia luminosa dal comportamento imprevedibile. Può attraversare una casa entrando da una finestra e uscendo dall’altra senza ferire gli esseri umani, ma può anche scaricarsi sulla prima massa solida che incontra. Se tale massa solida fosse un uomo già sovraccarico di elettricità statica, potrebbe svilupparsi un intenso calore e lo sventurato si ritroverebbe avvolto dalle fiamme. Nessuno sa per certo se questo possa avvenire, l’unica cosa sicura è che i fulmini globulari celano ancora molti segreti.Un corpo, per bruciare interamente, ha bisogno di 1.300 gradi centigradi. Questa è la temperatura degli odierni forni crematori per distruggere un cadavere nel giro di un’ora. E anche in quel caso non si riesce mai a incenerirlo del tutto. Le ossa vengono raccolte e frantumate per poi finire nell’urna funebre. Un normale incendio domestico raggiunge, in media, i 300 gradi. Bisogna quindi pensare che nei casi fin qui esposti le vittime siano state avvolte da un calore enormemente superiore a quello dei forni crematori. Se così fosse, anche le abitazioni sarebbero andate in fumo. Molti addetti ai forni crematori sono stati chiamati ad analizzare le macabre foto. Tutti hanno ammesso che anche per loro sarebbe difficile ridurre un corpo in cenere in così breve tempo e che la temperatura necessaria a completare tale procedura non può svilupparsi in comuni spazi come il salotto o il bagno. Molti studiosi che negano l’esistenza della SHC, parlano del cosiddetto ‘Effetto stoppino’. Strati di vestiti facilmente infiammabili potrebbero, nel caso di un uomo obeso, fare appunto da stoppino e favorire il bruciare del grasso corporeo, proprio come fosse cera di candela. Le gambe, provviste di una quantità inferiore di grasso, sono più lente a bruciare. Ecco perché, la maggior parte delle volte, non vengono toccate dalle fiamme. Per illustrare il concetto al pubblico, nel 1999 la BBC si occupò del mistero di Helen Conway, catalogandolo come un caso dovuto proprio all’effetto stoppino. I pochi minuti trascorsi tra l’inizio dell’incendio e l’arrivo dei pompieri non erano sufficienti perché un corpo finisse carbonizzato, ma nessuno prese in considerazione questo particolare. Oltre al caso Conway il documentario comprendeva un filmato molto particolare: vi si vedeva un maiale morto che bruciava. Si trattava dell’esperimento ideato e condotto dal Dottor John de Haan dell’istituto di Criminologia della California. De Haan avvolse il suino in una coperta a simulare un essere umano vestito, versò una piccola quantità di benzina sul tessuto e diede fuoco al fagotto. Assieme al Dottor de Haan c’erano scienziati, studiosi, medici, vigili del fuoco e sostenitori della SHC. Era stato scelto un maiale perché il suo grasso è simile a quello degli esseri umani. Dopo sette ore di costante bruciare il maiale non era ancora distrutto completamente. Il test servì per dimostrare che un uomo poteva consumarsi a poco a poco e ridursi nelle condizioni in cui molte delle vittime erano state trovate. In sostanza era solo una questione di tempo. Occorreva un agente scatenante (sigaretta, candela) e un po’ di carburante per portare avanti l’incendio. Anche del profumo, che sappiamo contenere una certa quantità d’alcol, poteva servire a quello scopo. Interessante l’esperimento, un po’ meno le conclusioni. Difficile immaginare le vittime che rimangono ferme come pezzi di legno. Dobbiamo forse dedurre che quelle persone fossero già morte prima dell’incendio? Tutte quante? Impossibile. E che dire di Helen Conway, ridotta in polvere non in sette ore, ma in pochi minuti?
La scienza dice che non si prende fuoco senza ragione e noi dovremmo crederle. Ma i neuroni cerebrali di chi si occupa di fatti insoliti rifiutano di stazionare nei recinti costruiti dagli scettici, soprattutto quando salta fuori la loro parola preferita: ‘testimoni’.Parliamo di ciò che accadde il 13 settembre 1967 a Lambeth, nel sud di Londra. Alcune persone videro una luce strana provenire dall’interno di una casa diroccata e chiamarono i vigili del fuoco. Il comandante John Stacey entrò nell’edificio con i suoi uomini e scoprì che la luce strana altro non era che il cadavere in fiamme del vagabondo Robert Bailey, conosciuto in tutta la cittadina. Si dovette scaricare più di un estintore per spegnere la caparbia fiamma blu che fuoriusciva dallo squarcio in mezzo all’addome dell’uomo. Sembrava essersi trasformato in una lampada a gas. Aveva i denti conficcati nella balaustra della scala e questo fece pensare che fosse vivo quando le fiamme si erano sprigionate dal suo stesso corpo. I suoi vestiti erano integri, a eccezione della zona attorno all’addome. L’edificio, che stava per essere demolito, non era dotato né di gas né di elettricità. Attorno al cadavere di Robert non c’erano altri materiali che potessero giustificarne la morte. La competente squadra di pompieri aveva dovuto faticare parecchio per avere ragione di quel tipo di fiamma. John rimase molto impressionato dall’episodio. La testimonianza di un vigile del fuoco è preziosa, perché nessuno come un esperto di roghi può confermare o meno la singolarità di un incendio. Sulla base di ciò che videro i suoi occhi, John Stacey escluse all’istante l’effetto stoppino. La fiamma era di un blu brillante, ben visibile dall’esterno e quindi diversa da quella meno vistosa dell’effetto stoppino. Nel 1982 a Edmonton, una località nei pressi di Londra, Jeannie Saffin, una donna di sessanta anni con problemi mentali, prese fuoco davanti agli occhi del padre mentre sedeva al tavolo della cucina. Le fiamme le avvolgevano testa e mani, ma lei non sembrava soffrirne. Atterrito, l’uomo la spinse verso il lavandino e tentò disperatamente di spegnere le fiamme, gridando il nome del genero che arrivò giusto in tempo per assistere a una scena da incubo. La testa e il torace dell’anziana ardevano come legna. In seguito disse di aver sentito provenire dalla bocca aperta della povera Jeannie una specie di basso ruggito, lo stesso rumore che fa il camino quando lavora a pieno regime. Nonostante l’intervento dei due parenti, Jeannie morì e sul certificato di morte fu scritto che il decesso era dovuto a un incidente domestico. Seppur perplesso, il coroner preferì archiviare il caso in questo modo per non mettere a repentaglio la propria reputazione esponendo teorie giudicate assurde dalla medicina moderna. Il padre e il genero di Jeannie continuarono a sostenere che non si era trattato di incidente, ma di qualcosa che li aveva spaventati a morte entrambi e che mai avrebbero dimenticato.Nel 1998 si registrò un altro decesso misterioso. Lo senario era Sidney, in Australia. Mentre sedeva nell’auto di sua figlia, lato passeggero, Agnes Phillips, ottantadue anni, prese fuoco. La figlia, Jackie Park, l’aveva appena prelevata dalla casa di riposo per portarla a fare un giro. Parcheggiata la macchina, Jackie si era allontanata per entrare in un negozio. Pochi istanti dopo vide del fumo uscire dai finestrini. Lei e altri passanti estrassero l’anziana dall’auto e riuscirono a soffocare le fiamme dopo alcuni interminabili minuti. Agnes venne ricoverata con ustioni gravi su gran parte del corpo e morì una settimana dopo. Perché la signora Phillis si incendiò come se qualcuno le avesse gettato addosso della benzina? Nessuno riuscì a stabilirlo, nemmeno l’ispettore dei vigili del fuoco, Donald Walshe, che si occupò del caso. L’auto non era in moto, non c’erano liquidi infiammabili nell’abitacolo, non c’erano fili mal collegati che avrebbero potuto causare un corto circuito, né lei né sua figlia erano fumatrici e la temperatura esterna, il giorno della tragedia, era mite.Prima di lei altre due donne, Olga Worth Stephen (1964, Dallas, Texas) e Jeanna Winchester (1980, Jacksonville, Florida) avevano preso fuoco in circostanze analoghe. La seconda era sopravvissuta, con il venti per cento del corpo ustionato. L’incidente le aveva lasciato fastidiosi problemi di motilità riguardanti braccia, collo e spalle, ma nonostante ciò Jeanna si diceva felice di essere ancora viva. Non ricordava nulla dell’incidente. Ci sono altri casi, altre vittime, e naturalmente altri studiosi troppo sicuri di sé pronti a sciorinare le loro teorie giudicate inattaccabili. La verità è che nessuno può dire di sapere esattamente quali forze piroettano invisibili attorno a noi, pronte a manifestarsi nelle forme più disparate. Senza inoltrarsi troppo nel campo del paranormale si potrebbe suggerire l’ipotesi di un Poltergeist che non si accontenta di muovere gli oggetti. Un’idea che fa rabbrividire.Nei nostri discorsi quotidiani divampiamo, metaforicamente, in tanti modi. Bruciamo le tappe, bruciamo i ponti, bruciamo gli avversari, bruciamo di passione. Fare la fine di Giovanna d’Arco non rientra sicuramente nei programmi di nessuno. Eppure, là fuori, qualcuno brucia di fuoco vero e nessuno sa ancora perché.
COMBUSTIONE UMANA SPONTANEA(1°PUNTO DI VISTA)
Nessun libro di medicina legale fa cenno a questo fenomeno, di cui non esiste alcuna testimonianza oculare, e in nessun caso le autopsie hanno trovato che gli organi interni delle vittime fossero più danneggiati delle parti esterne. Inoltre, esaminando molti esempi, emergono dei fattori comuni che sembrano spiegare i fatti in modo del tutto normale. Le vittime erano di solito anziane, avevano assunto alcool o sonniferi , ed era sempre presente una fonte di fuoco esterna: sigarette, pipe, scaldini, stufe, caminetti eccetera. Spesso vi era anche una fonte supplementare di combustibile, come materassi o poltrone imbottite. Se l'assunzione di alcool non rende un corpo più infiammabile, sicuramente facilita il verificarsi di incidenti, a causa dello stato di ebbrezza che induce. Infine, sono state spesso riportate abbondanti tracce di una sostanza grassa che impregnava gli oggetti circostanti. Pare dimostrato che esista un "effetto candela inverso": i vestiti iniziano a bruciare carbonizzando parte del corpo e facendone colare il grasso, che li impregna e alimenta ulteriormente la combustione: come una candela con lo stoppino attorno anziché in centro. Questo si accorda anche col fatto che le vittime solitamente non erano magre, e che gli arti - soprattutto inferiori - che contengono meno grasso e spesso non sono coperte da indumenti, sono le parti che piú facilmente si salvano, e restano ad aggiungere orrore alla scena dell'incidente. Manca peraltro una controprova sperimentale completa che un risultato scambiabile per combustione spontanea sia riproducibile in laboratorio. Sarebbero forse necessari ulteriori test pratici: da condurre magari, per sdrammatizzare, su una porchetta.UN COMPUTER INVENTATO DAI GRECI

le eclissi.Si calcola che il meccanismo sia stato costruito 150 anni prima della nascita di Cristo. E' composto da una trentina
di ingranaggi in bronzo con una sottile dentatura. Gli archeologi parlarono di un capolavoro dell'ingegneria, uno straordinario reperto di tecnologia antica. Poi per un secolo più nulla. Ora, Michael Wright, ex curatore della sezione di Ingegneria Meccanica del Museo delle Scienze di Londra, ha ricostruito l'antico apparecchio. Una copia esatta: con le stesse dimensioni, gli stessi materiali riciclati. Insomma, quasi come l'originale. E la cosa incredibile è che questa copia - teoricamente - funziona nello stesso modo dell'originale. In un video pubblicato su YouTube nei giorni scorsi, ripreso dai maggiori blog e riviste tecnologiche, il ricercatore spiega il funzionamento del computer Antikythera.I comandi, dice Wright, sono relativamente semplici: girando una manopola, posta sul lato dell'oggetto, è possibile scorrere i quadranti sovrapposti e, dalla combinazione di questi, prevedere i vari eventi astronomici. Basandosi sui modelli dell'antica Grecia si possono anche raffigurare le posizioni dei vari corpi celesti. Sulla parte davanti di questo blocco di bronzo era possibile notare delle iscrizioni del calendario greco ed egizio mentre le lancette mostravano le posizioni della Luna e degli allora cinque pianeti conosciuti. Sul retro, invece, due indicatori: uno mostrava un calendario di 19 anni e le Olimpiadi e il secondo quando ci sarebbero state eclissi di Luna e solari.
Da decenni il meccanismo di Antikythera non ha mancato di suscitare impressione ed interrogativi presso molti studiosi. La sua reale funzione è rimasta sconosciuta per lungo tempo, il suo utilizzo e fino ad oggi stato chiarito solo in parte. Infatti, ci sono ancora molte zone d'ombra sul funzionamento di questo strumento. Nel frattempo si sa che le poche incisioni decifrate sono una sorta di guida pratica.
mercoledì 17 dicembre 2008
DALLO SPAZIO PRIME FOTO DI UN PIANETA EXTRASOLARE

14 OTTOBRE 2008:INCONTRO MANCATO

MILANO - Il conto alla rovescia è partito diverso tempo fa. Adesso ci siamo - finalmente: il 14 ottobre 2008 gli alieni appartenenti alla «Federazione della Luce» raggiungeranno la Terra. Perlomeno di quest'idea sono la medium «Blossom Goodchild» e i suoi seguaci sul web. Pare che sia giunto il momento di conoscere la «verità» sull'esistenza di vita extraterrestre nell'Universo. Fenomeno internettiano o ennesima previsione fasulla, sono molti i blog e le community che discutono animosamente sul web. «FEDERAZIONE DELLA LUCE» - «14 october 2008 aliens»: digitando queste semplici parole su un qualsiasi motore di ricerca compaiono milioni di pagine. Dapprima la buona notizia: gli alieni si presenteranno quest'oggi, martedì, sul nostro pianeta, senza nessuna intenzione bellicosa. «Veniamo per aiutare il vostro pianeta»; «Non veniamo per conquistarlo»; «Non veniamo per distruggere»; «Veniamo per portarvi speranza». Questo - si tiene conto delle virgolette - avrebbero detto gli stessi alieni della «Federazione della Luce» tramite «Blossom Goodchild». L'australiana, emigrata dalla Gran Bretagna, una sorta di sensitiva che fino ad oggi ha operato perlopiù come «chaneller», ovvero come persona in contatto con le altre dimensioni, ha ricevuto il messaggio nell'agosto scorso. Da allora è diventata una sorta di addetta stampa ufficiosa degli affettuosi ET. Esseri viventi di natura extraterrestre le avrebbero indicato la data del 14 ottobre 2008 come momento di congiunzione tra la razza umana e quella aliena. A detta della sensitiva, una grossa astronave apparirà nei cieli dell'emisfero sud del pianeta per 72 ore, portando il messaggio di pace. Ovviamente si tratta delle solite sciocchezze, a detta dei più. «Questa è invece la prova finale», sostengono alcuni ufologi e simpatizzanti della materia. AVVISTAMENTI - Due sono tuttavia gli aspetti insoliti della profezia: fino all'ultimo Goodchild si dice sicura che l'evento extrasensoriale ed extraterrestre ci sarà. Inoltre, la notizia ha avuto talmente tanta eco sul web che dal 6 ottobre scorso la cara australiana è raggiungibile solo per «vie telepatiche», qualunque cosa ciò voglia dire. Troppe le mail, le telefonate e le domande. Come se non bastasse nelle ultime settimane si sono improvvisamente moltiplicati gli avvistamenti (presunti) di navi spaziali e oggetti non identificati nei cieli di mezzo mondo. Che, naturalmente non hanno tardato a circolare nella vasta rete del web. C'è chi il 4 ottobre scorso ha visto degli UFO triangolari nei cieli di Filadelfia: puntini bianchi ripresi da una videocamera amatoriale sopra le teste del pubblico che assisteva al concerto di Bruce Springsteen per il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama. E, a quanto pare sembra, anche il punto d'atterraggio della navicella spaziale sia già stato fissato: nella tranquilla e piovosa regione del Galles a nord dell'Inghilterra. Dal 17 settembre scorso si sono infatti concentrate le attività «sospette» attorno alla cittadina di Wrexham. Ma gli stessi alieni avrebbero comunicato a Goodchild che l'atterraggio avverrà nell'«emisfero australe». SCETTICI - Ma sono molti gli ufologi che non credono alla profezia: Stephen Yulish, per esempio, si dice sicuro che il 14 ottobre nessun UFO atterrerà sul nostro pianeta. Sulla pagina «Ufo Digest», l'ufologo dà sfogo a tutto il suo scetticismo. «Sì, gli UFO esistono, ma sono cattivi», è la sua teoria. Altri critici, al contrario, argomentano in maniera più realistica e scientifica. E sono migliaia i contributi, le domande e i forum italiani che partecipano all'inconsueta ma accattivante discussione.MESSAGGIO - «Veniamo a comunicarvi che il giorno 14 ottobre 2008 un'astronave di grandi dimensioni sarà visibile nei vostri cieli, nella porzione sud del vostro emisfero e sarà compresa nel campo visivo di molti dei vostri stati. È stato deciso che resteremo all'interno della vostra atmosfera per un periodo di almeno tre giorni e durante questo periodo di tempo ci sarà molta agitazione sul vostro pianeta, i vostri governanti e le alte sfere di potere del vostro pianeta cercheranno di invadere lo spazio atmosferico che circonda la nostra astronave, le misure di sicurezza che abbiamo adottato a questo scopo sono necessarie dal momento che avrà probabilmente luogo una specie di commedia ad opera dei vostri stessi governanti volta a negare la nostra azione pacifica», recita il fantomatico messaggio ricevuto da «Blossom Goodchild». PARODIE - Molti utenti di YouTube, non poteva essere altrimenti, l'hanno presa con ironia pubblicando in anticipo il video (magistralmente elaborato al computer) dell'arrivo della grossa navicella a Shanghai in Cina, quasi fosse reale. Altri vanno sostenendo che persino le Nazioni Unite si sarebbero riunite nei giorni scorsi in una seduta straordinaria (e segreta) per discutere della vicenda. C'è anche chi corre ai ripari: il noto allibratore inglese Rupert Adams del gruppo di «William Hill» ha cessato di accettare scommesse sulla venuta degli alieni in seguito ad una improvvisa valanga di puntate. Nella rete l'attesa si fa febbrile. Comunque vada gli scettici hanno già preparato una divertente parodia musicale e animata dell'evento.
[POST E COLLEGAMENTI DI UFOONLINE]
FENOMENI DELLA PARAPSICOLOGIA
Guaritori
Rientrano nella categoria coloro che oggi chiamiamo pranoterapeuti o bioterapeuti. Costoro sono in grado di influire sullo stato della malattia (regredendola), escludendo l’utilizzo delle comuni medicine e medicamenti in genere, ma solo con l’ausilio dei propri mezzi. I “propri mezzi” sono costituiti dalle mani dei guaritori, le quali fungono da conduttore energetico. Per alcuni guaritori basta addirittura visualizzare il soggetto malato, la localizzazione e il tipo di patologia e, concentrandosi sulla regressione di quest’ultima, riescono effettivamente (in una o più sedute) a determinare gradualmente la guarigione del paziente. Tutto ciò trova il suo fondamento nello studio del nostro campo energetico (ognuno di noi lo possiede). Nel corso della nostra vita i traumi subiti (sia fisici, sia psichici) tendono ad indebolire e addirittura spezzettare il nostro campo energetico, determinando un malessere continuo psichico e fisico in ognuno di noi. Se per mezzo dell’applicazione di un pranoterapeuta il campo energetico viene ricostruito o risanato proprio nelle zone dove il soggetto ha subito questi traumi allora gradualmente si otterrà la guarigione del soggetto, qualsiasi sia il male che lo affligge.
OBE-Esperienze fuori dal corpo
Appartengono alle OBE anche le esperienze pre-morte. Si tratta dei casi in cui tutto il nostro essere o una parte di esso si distacca dall’involucro materiale al quale è legato (il nostro corpo fisico) per vivere una determinata esperienza altrove o per sdoppiarsi (vedi apparizioni e fantasmi). Nei casi pre-morte la persona, tornando in vita, conserva il ricordo di tutto ciò che le è accaduto durante la sua esperienza astrale, in quanto, la sua coscienza è sempre rimasta attiva anche se il suo corpo risultava clinicamente morto.
In altri casi invece il soggetto che vive l’esperienza può non conservare il ricordo di ciò che accade quando al sua entità astrale lascia il corpo e si sdoppia per operare in due luoghi contemporaneamente.
NDE-Fenomeni pre-morte
Si verifica spesso in coloro che vengono dichiarati clinicamente morti, ma che successivamente tornano in vita lasciando esterrefatti parenti e personale medico, descrivendo un’esperienza meravigliosa vissuta con il loro nuovo corpo astrale: lo spirito. Quest’ultimo, (come gia detto), che prende il nome di anima quando è incarnata, si distacca dal nostro corpo fisico talvolta per un lasso di tempo anche brevissimo per vivere un esperienza che poi risulterà molto utile al soggetto dal momento in cui sveglierà per tornare a vivere. Innanzitutto, bisogna dire che questo tipo di esperienza varia a seconda delle cause che hanno determinato la morte della persona in questione, essa infatti (la morte) può essere stata traumatica, infettiva, degenerativa, oppure un tentato omicidio e quindi gli avvenimenti e le sensazioni che si susseguiranno, saranno gioiosi oppure cupi e sofferenti (soprattutto nel caso del suicidio) ma comunque ognuno dei quali volto ad un estremo cambiamento (positivo) del soggetto “resuscitato”.
Nella maggior parte dei casi i pazienti affermano di aver vissuto (punto più- punto meno):
1) Una sensazione di pace e amore profondo.
2) Attraversato un tunnel molto velocemente.
3) Percezione di paesaggi bellissimi e luminosi ed incontro con persone care o sconosciute anch’esse luminose, la cui rassicurante presenza infondeva amore e pace.
4) Visione panoramica a tre dimensioni della propria vita.
5) Visioni precognitive.
6) Desiderio di non rientrare nel proprio corpo per ricominciare a vivere nel mondo materiale
7) Sensazione di non poter oltrepassare una linea di confine aldilà della quale non si potrebbe più far ritorno alla vita terrena.
8) Nel ritornare alla vita di tutti i giorni si constata un cambiamento talvolta radicale della personalità del soggetto che risulta più spirituale, buono e amorevole verso gli altri; ma soprattutto scompare del tutto la paura nei confronti della morte.
9) Si sviluppano talvolta nel soggetto capacità paranormali o pranoterapeutiche.
ASC-Stati modificati di coscienza
Molti fenomeni studiati dalla parapsicologia producono un ASC, cioè uno stato mentale originato da diverse cause (psicologiche, farmacologiche, fisiologiche o addirittura patologiche), che inducono il soggetto ad avere un comportamento estremamente differente rispetto allo standard, rilevabile nei soggetti in stato di veglia. Ovviamente rientrano nella categoria il sonno, il sogno, lo stato ipnotico, ipnagogico (che precede il sonno) e ipnopompico (che segue il sonno).
Alcuni esempi di situazioni che possono provocare un ASC sono:
1) Esposizione di un soggetto a stimoli monotoni e persistenti (ad esempio il suono di un tamburo che per l’intera giornata produce sempre con lo stesso ritmo musicale; gli stimoli possono essere anche visivi o persistere entrambi)
2) Completa (o quasi) riduzione dell’attività motoria
3) Stato di isolamento forzato
4) Stato di trance e cosi via.
Infatti sono considerati ASC ad esempio:
1) Stati mistici, profetici o trascendentali (es. il nirvana)
2) Le performance di alcuni fachiri indiani e molti altri ancora.
Diverso è l’impatto, quando gli ASC sono determinati da cause chimiche, fisiche o addirittura patologiche (ad esempio il delirio causato da una febbre molto alta o dall’assunzione de alcol e droghe, una crisi respiratoria vicina al soffocamento, un forte disidratazione, ecc..)
Materializzazioni e smaterializzazioni
Il fenomeno della materializzazione, che si verifica nella maggior parte dei casi durante una seduta medianica e, grazie ad un medium dotato di un elevato potere medianico, comporta la produzione totale o parziale di figure umane (che noi chiamiamo fantasmi) oppure di oggetti, animali e piante. Tutto ciò avviene tramite una sostanza chiamata ectoplasma che, sempre durate la seduta medianica, fuoriesce principalmente dalla bocca del medium (capita anche che fuoriesca dal naso o orecchie).
La smaterializzazione ovviamente riguarda il procedimento inverso ed è a sua volta strettamente collegato con quelli che sono detti gli apportie gli asporti. Ossia, durate una seduta medianica il medium chiede allo spirito con il quale è entrato in contatto, di far “comparire” o “scomparire” un oggetto di qualsiasi natura (in alcuni casi anche un animale o una pianta), che lo spirito stesso trasferisce in realtà da un luogo all’altro.
Levitazione
Si indica con questo termine il procedimento attraverso il quale un corpo o un oggetto si solleva in aria contrastando le leggi di gravità. Il medium stesso può essere oggetto di tale fenomeno; abbiamo avuto infatti, vari esempi nel corso del tempo, durante il quale santi (es. Padre Pio) o famosi medium sono stati visti spesso levitare.
Voci dirette
Si tratta di un fenomeno molto raro per mezzo del quale durante una seduta medianica si vengono produrre voci che sembra provengano dall’alto. Tali voci otre ad essere udite indistintamente, interagiscono con i presenti colloquiando o nella lingua madre (ovviamente quella della persone presenti alla seduta) oppure in altre lingue. Pare che questo tipo di manifestazione fosse molto più diffusa nell’antichità e per semplificarla i medium dell’epoca usassero appendere al soffitto delle trombe di cartone o di alluminio per amplificare le voci.
Xenoglossia
Secondo la parapsicologia si verifica un fenomeno di xenoglossia quando il medium, quasi sempre in stato di trance, parla o scrive in una lingua diversa da quella da lui parlata e il più delle volte a quest’ultimo completamente ignota.
martedì 16 dicembre 2008
L'ASTRONAUTA DI SALAMANCA

Sulla facciata della Cattedrale di Salamanca, in Spagna, uno strano decoro sconcerta da tempo i ricercatori di Mistero. Un astronauta vero e proprio, c
on tanto di casco, tuta e respiratore, fa capolino tra i marmi e le volute del tempio cristiano... Un Oopart clamoroso o, più probabilmente, la r
affigurazione recente di un cosmonauta moderno? In attesa di trovare lo scultore autore di questa opera, rimaniamo nel dubbio... IL MOSTRO DI BAM,FALSO CLAMOROSO

Nel 2004 uno spaventoso terremoto rase al suolo la città di Arg-i-Bam, nella provincia omonima di Bam, in Iran. Il sommovimento parve riportare alla luce lo scheletro di una creatura spaventosa, subito ribattezzata "Mostro di Jebal-Barez" (dal villaggio del ritrovamento) dallo scienziato Charles Schilling che per primo lo scoprì. Quelli che sembravano i resti fossili di un animale lungo 60 metri e chiaramente carnivoro divenne una colossale burla quando la Sony rivelò essere una copia in pietra di uno dei mostri contenuti nel videogioco per la Playstation "The Shadow of the Colossus". Pochi sanno però che la descrizione di creature simili era diffusa nell'antichità e che anche lo scrittore dell'orrore H.P. Lovecraft ne parlò parecchio nei suoi romanzi di inizio '900. Che forse la burla non apparirà in futuro come tale?
ANOMALIE SU MARTE
MEDIUM E MEDIONACITA'
Il medium funge da intermediario tra gli spiriti e gli uomini. La medianità è tutto ciò che rientra nelle sue facoltà.
Infatti a seconda delle loro facoltà possiamo raggruppare i medium in più categorie:
Medium a Effetti Fisici
Medium Sensitivi o Impressionabili
Medium Auditivi
Medium Parlanti
Medium Veggenti
Medium Sonnanbuli
Medium Guaritori
Medium Pneumatografi
Medium Scriventi o Psicografi
Medium a Effetti Fisici
Sono portati a produrre in modo particolare fenomeni materiali come il movimento di corpi inerti, rumori, ecc.. Essi si dividono a loro volta in medium facoltativi e involontari (o naturali).
Medium Facoltativi Costoro, sono pienamente coscienti del loro potere, quindi producono i fenomeni spiritici con l’atto della loro volontà. Ovviamente questo potere non si sviluppa in tutti nella stessa misura; ci sono medium capaci di produrre grandi effetti (sospensione di corpi pesanti nello spazio, traslazione aerea e apparizioni con tanto di materializzazione), altri invece producono effetti più semplici come ad esempio i colpi battuti.
Medium Involontari o Naturali Non hanno coscienza del loro potere per cui quest’ultimo si manifesta a loro insaputa.
Medium Sensitivi o Impressionabili
Quasi tutti i medium sono impressionabili i quanto ciò consiste nel percepire la presenza degli spiriti per mezzo di una sensazione, una sorta di “fremito” in tutto il corpo. Diciamo che l’impres-sionabilità è la facoltà indispensabile allo sviluppo di tutte le altre, infatti se sviluppata metodicamente, con l’abitudine questa facoltà permette al medium di percepire non solo la presenza dello spirito, ma anche la sua natura (buona o cattiva, oppure familiare o estranea). Ovviamente a seconda dei casi si percepirà una sensazione gradevole o sgradevole, penosa, ansiosa, gioiosa, di amore o serenità e cosi via.
Medium Auditivi
Gli appartenenti a tale categoria si differenziano dagli altri in quanto odono la voce degli spiriti (Pneumatofonia). Quest’ultima può essere percepita in due modi diversi dal medium; alcune volte come una voce interiore come se provenisse dall’interno dell’orecchio, altre volte invece è chiara e distinta come la voce di un vivente. Tramite questa facoltà i medium entrano in contatto con spiriti che caratterizzati da un buon livello evolutivo, esprimono concetti utili e piacevoli, al contrario di altri che possono essere una vera e propria persecuzione.
Medium Parlanti
Quando lo spirito vuole comunicare si serve dell’organo del medium più adatto allo scopo; può farlo tramite la parola o l’udito, oppure si servirà della sua mano o della vista.
Vi sono anche medium che utilizzano più doti per effettuare tale comunicazione, doti che possono manifestarsi fin dalla nascita o svilupparsi con il tempo e la maturità del soggetto.
Il medium parlante, generalmente non ha coscienza nel momento in cui comunica ciò che lo spirito gli trasmette, infatti, le informazioni che ne risultano differiscono dalle idee abituali del primo o dalle sue conoscenze, molto spesso sono addirittura lontane dalla portata della sua intelligenza. A comunicazione terminata quindi, il medium non ricorderà assolutamente ciò che ha riferito per conto dello spirito (infatti molto spesso si utilizza un registratore o una videocamera per riprendere la manifestazione).
Medium Veggenti
I medium appartenenti a questa categoria possono vedere gli spiriti durante lo stato di veglia per cui ne conservano un ricordo esatto. La persona in questione può anche non possedere la vista in quanto, anche se a noi sembra di vedere gli spiriti con i nostri occhi in realtà li percepiamo con la nostra anima. Tale facoltà può essere sia momentanea (scaturita da una crisi del soggetto), sia propria del soggetto dotato, in quanto tale. Le prime hanno essenzialmente carattere personale, trattandosi di spiriti appartenenti a persone che in vita erano amici o parenti del medium, e che vogliono avvertire quest’ultimo di non appartenere più a questo mondo oppure di un pericolo imminente, dargli un consiglio su un problema importante o addirittura chiedere di portare a termine per loro conto, una questione lasciata in sospeso prima della morte. Nel secondo caso invece il medium può vedere gli spiriti di persone anche a lui sconosciute, può descriverne l’aspetto e percepire i sentimenti dai quali sono animati.
Medium Sonnanbuli
Nel medium sonnambulo la facoltà medianica si sviluppa maggiormente durante il sonno, nel corso del quale, la sua anima si distacca dal corpo ritrovandosi in uno stato di libertà più elevata rispetto a quelle dei soggetti che non dispongono di tale facoltà.
In questo stato, essa è libera di viaggiare alla velocità del pensiero e trovarsi quindi in posti e situazioni diverse in un lampo. Ciò consente al medium di apprendere cose che vanno aldilà delle comuni conoscenze. Molto spesso vi sono altre entità più evolute che accompagnano lo spirito del medium in questo straordinario viaggio aiutandolo a comprendere questioni per le quali non ha ancora raggiunto il livello di avanzamento adatto.
Medium Guaritori
Rientrano nella categoria tutti quei soggetti aventi il dono di guarire persone, piante, animali con il semplice tatto o addirittura in alcuni casi con la forza del pensiero (derivante da una potenza spiritica enorme), escludendo quindi l’ausilio dei comuni medicamenti.(Vedi Guaritori nel settore parapsicologia)
Medium Pneumatografi
Sono medium che comunicano con gli spiriti tramite la scrittura. A seconda del tipo di contatto instaurato (che dipende dal maggior o minor sviluppo dei poteri del medium), si possono ottenere delle scritture che vanno da un semplice segno ad intere pagine scritte dallo spirito evocato. Nel caso della pneumatografia, basta depositare un foglio di carta bianco ripiegato in un luogo qualsiasi o indicato dallo spirito stesso. Alcune volte bastano dieci minuti o un quarto d’ora, ma affinché il fenomeno abbia luogo occorre creare un’atmosfera di preghiera e raccoglimento.
Medium Scriventi o Psicografi
Si differenziano dai medium pneumatografi per il semplice fatto che il medium stesso deve sostenere lo strumento (generalmente una penna) con il quale lo spirito comunica facendolo muovere. Tale facoltà è la più semplice da perfezionare con l’esercizio e tra l’altro è il miglior mezzo per comprendere la natura dello spirito, il grado di evoluzione o la sua inferiorità. I medium psicografi si dividono in più categorie:
Medium Meccanici
Lo spirito esprime il suo pensiero muovendo l’oggetto appoggiato alla meno del medium (quindi non manovrato dal medium), o esercitando direttamente la sua azione sulla mano di quest’ultimo. Nel secondo caso, la mano del medium si muove indipendentemente dalla sua volontà e non si arresta finché lo spirito non ha terminato. Costoro sono chiamati meccanici o passivi perché non hanno coscienza di ciò che in quel momento stanno scrivendo.
Medium Intuitivi Lo spirito comunicante trasmette la sua volontà all’anima del medium il quale la esprime riportandola per iscritto; egli è quindi pienamente cosciente di ciò che lo spirito gli sta “dettando”.
Medium Semimeccanici A questa terza categoria appartengono i medium che possiedono sia facoltà intuitive sia meccaniche.
Medium Ispirati Appartengono a questa categoria coloro che pur non essendo dotati di una straordinaria intelligenza manifestano la percezione di concetti estranei alle loro capacità; hanno il presentimento di eventi futuri o si dedicano alla composizione graduale di opere artistiche, letterarie, scientifiche, ecc. per quali non pensavano possedere delle grandi capacità.
Medium da Presentimenti Questa dote può essere nel medium più o meno sviluppata; parte da una semplice sensazione fino ad intravedere parte di avvenimenti futuri, positivi o negativi.
giovedì 11 dicembre 2008
ULTIMO RITROVATO DELLA TECNOLOGIA ALIENA
martedì 9 dicembre 2008
Regolamento per scambio link/banner e gemellaggio
Se desideri fare scambio link e/o banner con il nostro sito incorpora il nostro banner e contattaci.
I siti con cui facciamo lo scambio non devono contenere materiale pornografico, offensivo e/o razzista, in questo caso lo scambio non sarà accettato, se lo scambio è già in atto gli autori di Guardiamo a 370° si riservano il diritto di rimuovere il link(anche senza preavviso). Si accettano anche pagine di facebook e forum.In ogni caso Guardiamo a 370° non è responsabile del contenuto dei link degli altri.Se entro 7 giorni il nostro link o banner non sarà pubblicato, Guardiamo a 370° rimuoverà il banner o link dell'altra pagina web anche senza preavviso.
REGOLAMENTO DEL GEMELLAGGIO:
Il gemellaggio consiste nell'inserimento di un'immagine o banner o logo in prima pagina da parte di tutti i partecipanti.(Cioè Guardiamo a 370° metterà in prima pagina il tuo banner o logo... mentre tu dovrai mettere i nostri banner che ti invieremo se accetterai.Potrai metterli dove vuoi a patto che siano in prima pagina).Inoltre l'utente si impegna a non oscurare gli altri membri del gemellaggio facendo cattiva pubblicità(etc...) anzi, dovrà sostenere il gruppo.I membri del gruppo si riservano il diritto di eliminare un membro per cattiva condotta(etc...).In ogni caso non possono comunque diffondere cosa non vere, diffamatorie o offensive sul membro eliminato.In ogni caso però non si potrà eliminare i 2 fondatori: Guardiamo a 370° e Joystickarea
ATTENZIONE!: tutti i siti partecipanti allo scambio verranno periodicamente controllati e se trovati sprovvisti del link di ritorno a questo sito verranno esclusi con o senza preavviso.
E POI DICONO CHE NON ESISTONO...

Era stato chiamato Lenticular Reentry Vehicle (LRV) e il progetto fu classificato come segreto nel 1962.
Di quest'arma letale sappiamo ben poco, solo che sarebbe stato simile all'attuale Space Shuttle, quindi avrebbe effettuato l'atterraggio planando su un terreno asciutto, come un lago salato.
La propulsione sarebbe stata a mezzo di un razzo che l'avrebbe portato fino alla quota desiderata per poi staccarsi. Infine sarebbe rientrato planando.
Molti ritengono che eventuali voli di prova effettuati con l'LVR avrebbero avuto parecchi testimoni occasionali e ciò avrebbe contribuito al rafforzamento della credenza dell'esistenza dei dischi volanti.
Non so se ciò sia vero, però non posso fare a meno di pensare che i progettisti del velivolo si ispirarono alla forma tipica di ciò che noi immaginiamo che sia un UFO.
DAL NEANDERTAN AI GRIGI
di ATLANTIDE
Sono sempre più frequenti le notizie sui nuovi traguardi raggiunti dall’ingegneria genetica. L’uomo finalmente ha scoperto i meccanismi che regolano le fasi della vita e manipolando il DNA indossa ora i panni di un "creatore", formando un essere nuovo partendo da una sola cellula. Attualmente sta diventando un "selezionatore", in grado di correggere difetti congeniti del DNA apportando dei miglioramenti. Sembra abbia individuato perfino la traccia del suo "orologio biologico" e stia cercando, se non lo ha già trovato, il timer che ne regola la durata. Sono stati raggiunti risultati ragguardevoli in USA nel campo della biogenetica e ora sembra possibile generare nuovi organi interni per sostituire quelli vecchi o malati, servendosi di un specie di impalcatura costituita da un polimero solubile e da cellule. Su questo impianto si
modella la forma di un nuovo cuore, fegato o esofago, che viene utilizzato per sostituire quello vecchio, ovviamente rimosso. Nel contempo, l’impalcatura polimerica usata per generare il nuovo organo si dissolve senza lasciare traccia. Il tempo materiale necessario per completare il processo varia a seconda dell’età dell’individuo, in un organismo giovane il procedimento è più veloce. Gli ingegneri biogenetici hanno calcolato che un neonato impiegherebbe solo quattro settimane per rigenerare un fegato, anche se per un’applicazione pratica riguardante la ricrescita di questo organo dovremo attendere ancora qualche anno. È stato però autorizzato l’uso del "Vernacraft", un tipo di pelle artificiale prodotta in laboratorio, destinata alla riparazione dei danni prodotti da ulcere negli arti inferiori di individui affetti da diabete. lunedì 8 dicembre 2008
LE LINEE DI NAZCA

Nel Perù meridionale, nell’altopiano di Nazca, si cela uno degli enigmi più affascinanti dell’archeologia.
Realizzati asportando dal suolo lo strato superficiale di ciottoli vulcanici neri, i geroglifici peruviani possono essere definiti la più grande opera grafica del pianeta.
Nel 1927 un pilota dell’aviazione peruviana sorvolando la regione meridionale scoprì che per chilometri si stendevano linee che formavano dei disegni visibili solo dall’alto. Il primo studio sistematico fu compiuto nel 1939 dall’archeologo statunitense Paul Kosok. Secondo tale ricostruzione le figure possono essere distinte in tre gruppi principali: figure dritte, a spirale e geometriche (rappresentanti persone e animali).
Ciò che rende straordinari questi disegni è che questi sono visibili solo ... dal cielo! In quale modo gli abitanti di Nazca riuscirono circa 600 anni fa a tracciare queste linee? E quale scopo legittimò questa grande impresa?
Una illustre studiosa del fenomeno, Maria Reich, afferma (rispondendo in parte alla prima domanda) che gli indiani di Nazca partivano da "schizzi" dei disegni che poi allargavano, magari con l’aiuto di un opportuno reticolato di corde.
Dagli studi approfonditi degli archeologi risulta che i disegni tracciati sono circondati da un labirinto di forme geometriche di una precisione millimetrica: sono visibili delle linee perfettamente rette lunghe più di 8 km e una di queste misura addirittura 65 km! Stiamo dunque parlando di una sorta di pista d’atterraggio per “antichi frequentatori” del cielo?
Le Linee di Nazca restano così uno dei misteri più affascinanti dell’archeologia mondiale.











